Isole della Laguna

Venezia, ma non solo. La laguna è una costellazione di isole, piccole e grandi, alcune famosissime, altre completamente sconosciute. Sono luoghi silenziosi, raccolti, nascosti, luoghi in cui sorgono orti e conventi, vigne e piccole spiagge, posti in cui si rifugiano i veneziani, per pescare o semplicemente rilassarsi. Sono luoghi in cui la natura spesso regna incontrastata, spesso abbandonate, in cui il tempo pare essersi fermato. Altre sono note per lavorazioni artigianali e per peculiarità secolari che le hanno rese scorci da cartolina. Per chi vuole conoscere Venezia nella sua natura più vera, le isole sono forse il percorso più suggestivo e affascinante da percorrere, tra natura e storia, cultura e tradizione, alla ricerca di quella venezia nascosta lontana dalle solite rotte turistiche.

le isole della laguna sono circa una quarantina e sono classificabili in:

– isole maggiori, quelle appunto più grandi e stabilmente abitate da un numero di persone più o meno elevato, come sono Burano, Sant’Erasmo, Torcello e Murano che è l’isola più popolata
– isole minori, alcune delle quali già recuperate e riutilizzate (es. La Certosa, il Lazzaretto Nuovo, etc.), altre in via di recupero dopo l’abbandono successivo alla guerra mondiale (es. San Giacomo in Palude), altre ancora in degrado e tendenti a scomparire (es. Madonna del Monte, Sant’Arian), una destinata da sempre ad eremo francescano (San Francesco del Deserto).

Murano

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Murano è un isola situata a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani. È composta da sette isolette minori divise da canali e rii, ma collegate tra loro da ponti.

È nota in tutto il mondo per la produzione di vetro soffiato. Con la caduta dell´Impero Romano, alcuni commercianti veneziani riuscirono a riportare il sapere della lavorazione del vetro dalla Bisanzio nella città della laguna. In questo modo Venezia diventò la culla della lavorazione del vetro in Europa, il che le permise di vendere i suoi prodotti in vetro ad un prezzo vantaggioso in tutta l´Europa. Per motivi di protezione dagli incendi e per conservare il segreto della lavorazione del vetro, le fabbriche del vetro soffiato furono trasferite sulla vicina, ma molto meno frequentata, isola di Murano, dove si continuò a produrre il vetro artistico sin dal XIII secolo. Solo nel XVIII secolo Venezia dovette rinunciare alla sua supremazia nella lavorazione del vetro e l’importanza di Murano diminuì fino al momento in cui nacque il turismo.

Tra i monumenti più importanti ci sono la chiesa dei Ss. Maria e Donato di stile veneto-bizantino costruita nel VII secolo e rifatta nel XII e la chiesa di S.Pietro Martire eretta nel XV-XVI secolo dove si trovano l’”Assunzione della Vergine e Santi” di Giovanni Bellini ed alcuni dipinti del Veronese. Passeggiando lungo i due canali principali, inoltre, potrete incontrare numerosi negozi e fabbriche di vetro. Il vetro artistico di Murano è disponibile in tutti i colori, forme e variazioni. Anche se non avete intenzione di comprare niente qui, rimarrete affascinati dalle bellissime vetrine con i loro oggetti esposti. Il Palazzo Giustinian, infine, ospita il Museo del Vetro. Qui potrete ammirare una delle più grandi collezioni di vetro veneziano ed informarvi sulla storia della produzione del vetro sin dai tempi romani.

Pellestrina

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Pellestrina è una sottile barriera di oltre 11 chilometri sospesa fra mare e laguna e protetta dall’irruenza delle acque da una delle più poderose difese a mare che la Serenissima seppe realizzare per salvare la sua città: i Murazzi. Scogliera artificialeverticale verso la laguna e grondante verso l’Adriatico, fu costruita con blocchi di pietra d’Istria lavorati in forma grossolana per un tratto di circa venti chilometri fra quei litorali che sono la naturale difesa del patrimonio artistico, culturale ed economico che ha il proprio cuore in Venezia. Qui tutto rimanda alla Venezia più popolare. Dai sestieri al rito eterno dello spritz, l’aperitivo locale, vino bianco spruzzato di Campari o Aperol. Dal labirinto di calli, sotoporteghi e campielli al ciacolar dei pescatori che fanno comunella al Bar Perla. Fino alla passione per le regate storiche e al mito dei grandi campioni e maestri di remo. Una piccola Venezia, quella più legata alla tradizione e a una dimensione che sa di passato, dai ritmi rilassati che seguono il naturale andamento del giorno e delle stagioni. Una visione autentica della storia della laguna.

Burano e Mazzorbo

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La più pittoresca delle isole della laguna, con le sue coloratissime case dei pescatori. La leggenda racconta che i colori servirono ai pescatori che tornavano a casa per trovare la via nella fitta nebbia. Anche le barche da pesca sono colorate e si riflettono insieme alle case nell’acqua. Quest’isola è indissolubilmente legata all’antica arte del merletto che sopravvive nelle lavorazioni di qualche anziana signora. Troverete anche il piccolo museo della Scuola del Merletto, dove imparerete tutto sulla produzione dei merletti e sulla lavorazione al tombolo. Merita una visita anche la Chiesa di San Martino che custodisce una Crocifissione, opera del Tiepolo.

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Un ponte di legno collega Burano a Mazzorbo, piccola isola dove sorgevano ricche ville nobiliari e conventi e dove oggi si estendono vigneti e campi coltivati a frutteti. Da non perdere qui la bella Chiesa di S. Caterina del XIV sec., un tesoro nascosto in stile romanico-gotico, e il parco pubblico realizzato nel vecchio cimitero circondato da mura storiche, create per proteggere dal vento e dal mare.

Torcello

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Torcello si trova  a sud-ovest dal canale di Burano mentre a nord e a est confina con le formazioni paludose della Rosa e della Centrega. Silenziosa e selvaggia, quasi disabitata, è sede di uno degli insediamenti umani più antichi della zona, essendo stata fondata tra il V e il VI secolo. Il vero capolavoro della laguna si trova qui ed è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, ristrutturata nella forma attuale intorno all’anno mille. I magnifici mosaici d’ispirazione bizantina sono imperdibili alla luce del sole mattutino. Prospiciente alla basilica vi è il cosiddetto trono di Attila. Il Ponte del Diavolo, situato nel canale d’accesso, conserva la caratteristica forma originaria priva di spallette.

Sant’Erasmo e Vignole

sant'erasmo e vignole

Sant’Erasmoe  Vignole sono le due isole a vocazione agricola della laguna, definite gli “orti della Serenissima”. Fino all’800 si trattava di un lido vero e proprio, posto di fronte al mar Adriatico. Poi, con la realizzazione delle dighe alle bocche di porto, l’azione di deposito delle correnti creò la duna di Punta Sabbioni. L’isola oggi è disseminata da coltivazioni di ortaggi, frutteti e vigneti. Qui è possibile ammirare l’antica Torre Massimiliana, massiccia fortificazione militare asburgica, che domina la spiaggetta del ‘bacan’, dove per i veneziani è tradizione fare bagni e scampagnate.

L’isola de Le Vignole, nella laguna centrale, si presenta come un lungo dosso sabbioso cuneiforme posto tra il porto di S. Erasmo e quello del Lido.
Anticamente denominata Biniola, o anche “delle sette vigne”, era uno dei luoghi privilegiati di villeggiatura degli abitanti di Altino prima e di quelli di Venezia poi. L’isola si contraddistingue per la sua vegetazione lussureggiante di tamerici, sambuchi, olmi, pioppi, gelsi che spuntano dalle siepi e dai rovi infestanti, dietro ai quali si nascondono a loro volta gli orti e i vigneti che hanno dato fama a quest’isola e che conitnuano a rifornire i mercati della città.
Unica presenza umana e punto di riferimento, una volta scesi dal battello, sembra essere quell’osteria dell’imbarcadero, simile alle molte altre che si incontrano ogni volta che si approda su qualcuna di queste isolette disperse nella laguna. Qui è possibile andare alla scoperta di quel che resta dell’antica chiesa di S. Erosia o delle fortificazioni militari ancora presenti di fronte a Sant’Erasmo, testimonianze della funzione difensiva dell’isola ai tempi della Serenissima.

Lazzaretto Nuovo

lazzaretto nuovo

Lazzaretto Nuovo si trova nella laguna centrale. La sua posizione era strategica poiché vicina a S. Erasmo, all’epoca principale bocca di porto lagunare. In epoca romana fu stazione della Fossa Popilia, che congiungeva Chioggia ad Altino, ma deve il suo nome odierno all’istituzione, nel 1468, del lazzaretto per la quarantena di uomini e merci sospettati di contagio della peste. Area di grande interesse storico e naturalistico Lazzaretto Nuovo è una delle poche isole disabitate ma visitabili, dopo anni di restauro che ne hanno garantito il recupero. Si consiglia una passeggiata panoramica lungo le cinta murarie, che si svolge per circa un chilometro intorno all’isola, offrendo punti di notevole interesse naturalistico e una visuale a 360 gradi sulla laguna di fronte a Venezia. All’interno della cinta muraria, potrete continuare la passeggiata lungo i viali costeggiati dai gelsi secolari e intorno alle vere da pozzo, circondate da frassini e pioppi. Da qui non è raro veder passare gabbiani, garzette, aironi e cormorani, o qualche esemplare di martin pescatore, falchi di palude e rapaci notturni che frequentano le zone circostanti.

Certosa

certosa venezia

L’isola della Certosa si trova poche centinaia di metri a est di Venezia ed è separata dall’Isola delle Vignole da un canale navigabile largo una ventina di metri. Ha una superficie di 22 ettari ed è caratterizzata da una vegetazione ricca e variegata comprendente specie arboree ed arbustive autoctone ed alloctone. Deve il nome ai Padri Certosini di Firenze insediatisi ne1 1424.
Abbandonata per anni, ora l’isola della Certosa è un esempio di recupero integrato, grazie ai finanziamenti U.E., ai fondi della Legge Speciale e al Comune di Venezia, con la costituzione di un parco, con la creazione di un polo nautico, Vento di Venezia, e con il recentissimo insediamento dell’Istituto Europeo del Design. Il polo nautico è un approdo sicuro immerso nel verde dove è possibile soggiornare in barca, vivere in città e visitare la laguna con i mezzi propri. Il progetto del Parco della Certosa è il naturale risultato del recupero dell’intera isola quale contenitore in cui convivono sinergicamente attività e paesaggi diversi tra loro.  Il progetto prevede il completo recupero dell’isola per la creazione di un parco accessibile al pubblico e privo di barriere architettoniche, con la realizzazione di aree e percorsi attrezzati e la conservazione del patrimonio naturalistico su oltre due terzi dell’intera superficie. La destinazione rurale di alcune aree permetterà il recupero delle tradizioni orticole e viticole dell’isola, anche attraverso la coltivazione  di vitigni autoctoni. Gli antichi resti del chiostro certosino quattrocentesco saranno valorizzati attraverso la creazione di strutture destinate ad attività culturali e di formazione.

San Francesco del Deserto

san francesco del deserto

Nella laguna di Venezia nei pressi di Burano e di Torcello la piccola isola di San Francesco del Deserto ricca di storia e di spiritualità si presenta come un ciuffo di verde che emerge dall’acqua. E’ abitata dai Frati Minori fin dal 1230 circa. La tradizione ritiene che san Francesco vi sia passato nel 1220. Oasi di pace e di misticismo, si presenta con il suo inconfondibile profilo di cipressi. La fondazione dell’eremo viene tradizionalmente fatta coincidere con il soggiorno in laguna nel 1220 di S. Francesco d’Assisi di ritorno dall’Egitto, ma rimangono ancora molti dubbi sia sulla veridicità del fatto sia su un eventuale ruolo attivo di S. Francesco nella creazione dell’insediamento. La denominazione di San Francesco del Deserto deriva dal fatto che, un paio di secoli dopo l’insediamento dei frati francescani, il deperimento dell’isola li indusse ad abbandonarla per poi ritornarvi nel 1453.

San Lazzaro degli Armeni

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San Lazzaro degli Armeni è una piccola isola nella laguna sud, casa madre dell’ordine dei Mekhitaristi. Nel 1717 il Senato dona l’isola per sempre ai Padri Armeni Mechitaristi perseguitati dai Turchi e l’isola completa così il suo nome in quello attuale. Seguendo i progetti di Mechitar vengono svolti lavori di restauro e costruzione della chiesa e del convento. San Lazzaro diviene poi sede di una stamperia per testi in lingue orientali (1789) cosa che la salverà dall’editto napoleonico di sopressione degli Ordini religiosi (1807) in quanto considerata sede culturale. Durante l’800 ed il ‘900 alcuni lavori di bonifica e manutenzione del territorio le conferiscono l’aspetto attuale.
Diventato uno dei primi centri del mondo di cultura armena, ha una lunga tradizione di ospitalità: Lord Byron ha studiato l’armeno in isola nel 1816 e si racconta che amasse molto la speciale Vartanush, marmellata di petali di rosa che i monaci producono tuttora grazie ai rosai coltivati nell’isola.

San Michele

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L’isola è situata tra Venezia e Murano ed è famosa soprattutto per essere sede del Cimitero Monumentale di Venezia, dove la grande quantità di personaggio illustri sepolti ne fa uno dei luoghi turistici più frequentati. È in realtà formata da due isole, San Michele e San Cristoforo della Pace, unite interrando uno stretto canale per permettere l’ampliamento del camposanto.

San Clemente

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Posta tra Giudecca e il Lido, l’isola di San Clemente fu per molti secoli sede dei frati Camaldonesi di Monte Corona, nonché un luogo di ospitalità per i pellegrini diretti in Terrasanta. Conobbe un florido sviluppo fino al 1600, ma nel XIX secolo l’ordine fu soppresso e l’isola scivolò lentamente nell’oblio. Dopo anni di abbando, un’intervento di restauro e recupero ha ridato vita all’isola. Oggi l’isola è sede del San Clemente Palace Hotel, un lussuoso albergo che occupa l’intero antico complesso, una serie di edifici costruiti in epoche diverse e articolati intorno al corpo centrale.

San Servolo

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San Servolo è un’isola, situata in bacino San Marco, possiede storia millenaria (il primo insediamento risale alla fine del 600). Antico monastero benedettino, fu sede di un ospedale psichiatrico fino al 1978 quando venne approvata la legge 180/1978, meglio nota come legge Basaglia, che sanciva la chiusura degli manicomi.
Recuperata grazie alla Provincia di Venezia, San Servolo oggi ospita un’università internazionale, un centro congressi, il Museo della Follia e un fitto programma di eventi dall’arte alla fotografia, dalla musica al cinema, dalla letteratura al teatro.

San Giorgio Maggiore

san giorgio maggiore

La piccola isola di fronte a Piazza San Marco. L’isola di San Giorgio Maggiore, detta anche Memmia in quanto appartenne alla potente famiglia patrizia dei Memmo fino al X secolo, fu in origine popolata di orti, mulini e saline. Deve il suo nome principale alla costruzione di una chiesetta intitolata a San Giorgio (790). Nel 982 il doge Tribuno Memmo decise di donarla al monaco benedettino Giovanni Morosini il quale divenne il primo abate del monastero costruito in seguito alla bonifica di alcuni terreni adiacenti la chiesa. L’Abbazia di San Giorgio assunse presto un ruolo fondamentale nel panorama culturale e religioso della città mentre l’isola cambiava lentamente il suo volto arricchendosi di nuovi edifici.

Nel corso del ‘500 la Chiesa di San Giorgio Maggiore assunse l’attuale aspetto ad opera del grande architetto Andrea Palladio il quale progettò un edificio monumentale apponendovi una facciata d’ispirazione classicheggiante. Del Palladio anche il chiostro ed il Refettorio destinato ad ospitare la grande tela Le Nozze di Cana di Paolo Veronese. Nel ‘600 nuovi lavori commissionati all’architetto Baldassarre Longhena elevarono ulteriormente il contenuto artistico dell’isola di San Giorgio Maggiore: lo scalone d’onore (1643), una nuova facciata del monastero (1652), il noviziato (1657), l’infermeria (1677) e la foresteria (1680). Ad interrompere questa tendenza intervenne Napoleone Bonaparte, sceso in Italia alla fine del ‘700, il quale si dedicò con scrupolo a spoliare i tesori d’arte di Venezia. San Giorgio non fu immune da questo “morbo francese” perdendo in pochi anni molte dei capolavori che custodiva tra i quali la grande tela delle Nozze di Cana del Veronese, oggi esposta al Louvre.  In seguito ai moti rivoluzionari del 1848 gli Austriaci decisero di trasformare l’isola in un presidio militare, funzione che mantenne anche dopo la cacciata degli Austriaci e l’annessione al Regno d’Italia di Venezia (21 ottobre 1866), ma ben presto l’isola cadde in uno stato di forte degrado interrotto solamente dalla sua assegnazione da parte del Demanio alla famiglia Cini la quale per contro s’impegnò di realizzare un progetto di restauro filologico dell’antico monastero benedettino destinandolo infine ad ospitare la sede della Fondazione Cini.

Nel 1954, in seguito ad una bonifica ambientale, venne inaugurato il Teatro Verde, che ancora oggi ospita eventi e manifestazioni d’arte. Per merito della Fondazione Cini furono aperti anche un Centro di Cultura e Civiltà, un Centro Arti e Mestieri e un Centro Nautico.

San Giacomo in Palude

san giacomo in palude

San Giacomo in Palude si trova nella laguna centrale a nord-est di Murano. Sull’isola la presenza di insediamenti stabili d’epoca alto-medioevale, se non precedenti, trova conferme in alcuni recenti ritrovamenti archeologici.
Nell’estate 1975, dopo un periodo di abbandono, la Biennale di Venezia usò uno dei capannoni militari, per rappresentazioni teatrali decentrate.

Poveglia

VENEZIA 10/10/06 FOTO AEREA ISOLA DI POVEGLIA   © GRAZIANO ARICI

Poveglia è un isola della laguna sud posta di fronte a Malamocco. A seguito dell’invasione longobarda nel VI secolo e della distruzione di Padova, Popilia divenne uno dei centri di reinsediamento delle popolazioni in fuga. Si spopolò durante la Guerra di Chioggia per permettere l’installazione di opere difensive.
Fu abbandonata nel corso dell’ultimo secolo ed è attualmente oggetto di recupero.

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